Labasheeda, terzetto rinforzato in questo lavoro da una sezione composta da violino, violoncello, contrabbasso e pianoforte in diversi brani di questo Blueprints. Olandesi, si presentano con Fossils, noise-rock, voce femminile, saliscendi emozionale e sibili fra Europa e mondo. Peculiari seppure le radici parlino essenzialmente di New York, di Sonic Youth e di Liz Phair, Saskia Vd Giessen giostra con personalità ed acume la masnada di strumenti, surfando pop come in Closure, che si anima e si perde con una batteria strepitosa. Li scopriamo al sesto album e non stupisce, vista la grazia e la sicurezza con la quale, insieme a Bas Snabile alla batteria ed Arne Wolfswinkel alla chitarra si rendono ficcanti, precisi ed orecchiabili. Giri di chitarra chewing-gum che entrano in testa in Sparkle ma anche momenti più intimi e lirici come una splendida Vanity, che riecheggia di folk e di certo Geoff Farina. La voce di Saskia sembra portare la luce, sia sulle acque placide che quando queste si increspano. Quando trovano un equilibrio perfetto all’improvviso, in Minus Minus, li si potrebbero pensare compagni di scorribande di Grace Slick o di una certa Mimi Parker.Ma poi entrano gli archi, quel sentore fiammingo che già fu di certi Venus ma ancor più malinconici. È un’intensità che si sposa con altri album stupendi ascoltati quest’anno, uno su tutti quello dei Bärlin, dischi che vivono di autunno e di crepuscolo, di sangue e carne. Un disco salmastro che ci entra dentro, come l’alta marea del canale del Nord dentro Amsterdam.

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